" Il fare sociale consapevole. "
Ho un piano d’azione?
Io ho il potere di renderlo immagine?
Io regalo al mio sangue l'immagine del progetto che anela a essere rappresentato. ..
Dal libro di prossima pubblicazione "Il padrone del fuoco. Psicologia sciamanica. di Gian Berra. Ecco su facebook pubblicati gli argomenti di psicologia sciamanica pratica relativi al capitolo del libro: RITI DEL FARE MENTALE EMOTIVO.
" Il fare sociale consapevole. "
Ho un piano d’azione?
Io ho il potere di renderlo immagine?
Tale rito è creazione nella realtà di un concetto inconscio di Vita.
Vita chiede, e anela ad essere rappresentata.
Io sono il medium, strumento che agisce lasciando libera in me la corrente che mi è il dono di sangue - istinto, eredità mia, per eseguire il rito.
ARTE è il risultato di ascoltare il mio sangue personale, e lasciarlo parlare per tutti.
Azione di ARTE che diventa RITO.
Rito è azione di rappresentare con valore assoluto-relativo personale un fare, un concetto, una azione, desiderio, intento ...
Il fine del rito è ESSERCI. Essere guardato, assaggiato, visto e lasciato agire col suo contenuto.
Il gesto - azione agisce ispirato da sangue e il risultato è anche nell'intento segreto di sangue.
La realizzazione di tale immagine è già uno scopo che soddisfa l'autore.
il risultato è relativo al caos in cui viene lasciato nascere ed vivere.
Perciò è rito sacro, cioè con valore prezioso e unico.
Da rispettare e ascoltare.
Ecco ...
Io artefice, io prezioso, io consapevole di creare immagini di Vita.
Perciò tale è il confine da ora COSCIENTE, INTEGRATO:
NON saranno più i FARE a pretendere di essere usati, doverosi per dovere di fare o servire qualcosa.
I contenuti di ogni fare è il fare stesso che realizza un progetto che richiede di essere rappresentato da sangue.
Sangue è l'identità a cui io servo per rappresentare il mio contenuto regalatomi da Vita.
Vita si esprime con tale fare, e Vita NON HA ALTRO SCOPO CHE VIVERE.
Perciò mai più doveri, ma scelte di esserci in tanti modi.
ARTE è solo uno strumento per esserci; il fare è già contenente la soddisfazione di esserci.
Lascio nel fare i miei intenti, ma non pongo assoluti se non per gioco,
e rido con la MIA identità anche di me stesso,
divertito di vivere tale gioco.
ARTE mi chiederà di essere usata? Deciderò come, quando. Ma non la ignorerò.
Oppure non ascolterò nemmeno,
In ogni caso io ci sono, vivo.
E se decido anche strumento di Vita.

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